C'era una volta

Utente: claudine2007
Nome: Claudine Giovannoni
Mi sento unicamente una "Cittadina del Mondo"... e scrivo per passione... Vivo nella primavera dei sensi, dove i contorni della fantasia si confondono, tuffandosi a capofitto nel mio cuore, in un'altra dimensione. Cammino in una fiaba nella quale i suoi personaggi prendono vita, secondo dopo secondo, conducendomi per mano. Se la curiositĂ  si impossessa dei vostri sensi... seguitemi nel mio Regno!! Ma vi avverto... sono imprevedibile e non sempre sono quella che voi credete io possa essere!


[Hymne du Chevalier]

Doucement
dans le vent,
une voix parle
de ton abandon.
Tu m'embrasse
avec tes pensées,
le long des journées
sans soleil
[papillons]
tes nuits
sans ma peau.
Comme musique qui dance
profonde et intime
épuisée des regards
me demandent
si je t'aime...
l'âme égarée
retrouvée
derrière la raison
clues parmi les étoiles
[papillons]
qui brillent d'autre lumière
jamais plus
sur terre.


claudine


LEGGO - SOGNO & COLTIVO CONOSCENZA


[Hymne Ă  l'Amour]

Je t'embrasseras Ă  Paris...
et puis, finalement ensembles...
le long les larmes de la Seine, nous descendrons jusqu'a la mer...
Ahh mon chéri... veut-tu ?
Elle nous attend!
La Bretagne et ces cĂ´tes mythiques vĂŞtues des sables crayeuses...
les ondes impétueuses qui enflamment les falaises blanches qui paraîtres rejoindre le ciel...
paradis des pêcheurs... d'âme...
berceau des impressionnistes...
Et puis, les pies nus tracent sur le cristal...
empreintes de notre amour... banni.

Lady Claudine

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Non a caso

Ho percorso milioni di chilometri, girando il mondo di terra, di acqua e di aria…
Ho dunque compiuto tanti viaggi, anche in altri mondi, dove non ci sono paesi con nomi precisi e le carte geografiche cambiano ogni momento sotto i tuoi occhi.
Dove Ă  ancora piĂą facile perdersi che nell'immenso cielo oscuro sopra gli oceani e dove il carburante lo devi continuamente cercare dentro di te.
Dove ti capita di scoprire che ciò che credevi a portata di mano ti sfugge ogni volta che cerchi di afferrarlo e quello che invece ti sembrava tanto lontano e irraggiungibile ce l'hai davanti agli occhi, se lo sai riconoscere.

Sono una sognatrice: innamorata della vita e di tutto ciò che essa abbraccia, in questo suo ampio e lussureggiante amplesso fatto d’amore e di serenità.
Scrivo per passione, trasportando fuori dal cuore sensazioni e fantasie.


Forse a volte... chissĂ ... ci siamo sfiorati


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Ibelin...melodia del cuore




Puoi rapirmi...

Claudine, una cittadina del mondo



Carezze d'un funambolo

[Follia per "sophia"]

Una luce penetra
l’ anima mia

è una lama
di acciaio rovente
è fuoco greco
che da calore
alla mia attesa

il sentiero
che porta alla valle di polvere antica
accoglie le mie orme
pesanti di pensieri
-curiosi-

capelli sciolti
al vento del nord
carezzano desideri
mai sopiti
demone fuggito
dalle pagine ingiallite
di un libro antico
-alchimia di una magia-

agile il passo
la fronte su “al natih”
mentre al sud
nuvole riempiono
un cielo
fatto d’azzurro

sull’orizzonte
i contorni della rocca
dimora dei sogni senza tempo
è…”lucus”



[Questo piccolo quaderno]

questo piccolo quaderno
che raccoglie i miei sospiri
e i miei sorrisi
mi accompagna paziente
nel cammino della conoscenza

seguo le righe
sentieri
dove sfogliare
petali di speranza
o di inquietudine
spazi bianchi
che accolgono
il mistero della mia coscienza
confini senza tempo
e senza orizzonti
dove affoga la mia ebbrezza
di vita
segni che si intrecciano
in fili di inchiostro
perduto nel mio vagare
sulle tracce della mia anima
verso risposte lontane
e parole
e frasi
che formano pensieri
e come foglie adagiate al vento
scorrono leggere
sulla corrente
e soffici
si adagiano
su un foglio di terra
ed un canto
di melodie intime
riempie il mio vuoto
di eterna attesa



[Lungo fili di Cristallo]
Lorenzo De Vanne & Claudine

Tu as déchiré les espaces dans les ténèbres
comme ceux de la lumière
en te couchant sublime sur mon âme.
Effleure mes mains
emmène moi avec toi à voler
dans le monde enchanté
des sentiments.

Ce soupir qui a caressé mon esprit
est désormais logé dans mon imagination
et t’avoir rencontrée...
mais vivre avec toi est une chimère
qui m’embrasse jour après jour
dans la découverte d’un mirage

comme magie dans le désert
oĂą la seule fleur
est l’icône reflétée des rêves
là j’ai trouvé frais réconfort
a mon inquiète soif.
Tu avales à la source de mon cœur
ta tête posée sur ma poitrine
cependant tu écoutes mes palpitations
et je te vois sublime.
Serre moi dans tes bras, ne me laisse pas.

Dans l’union de baisers murmurants
et des caresses de lune
les mots s’entrelacent
le long des fils de cristal oĂą nous nous acheminons
au-delĂ  de la fascination.
Se tresse désormais la révélation
tu es dans moi
je suis dans toi
nous sommes le monde
et les yeux…. tournés vers l’horizon…







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Orme


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L'acqua non aspetta mai... ma l'amore non deve attendere

Vedo che nella tua personalità c'è molta acqua. L'acqua non aspetta mai. Cambia forma e scorre attorno alle cose, trovando sentieri segreti a cui nessuno altro ha pensato: un pertugio nel tetto o un piccolo buco in fondo a una scatola. Senza alcun dubbio è il più versatile dei cinque elementi. Può dilavare la terra, spegnere il fuoco, far arrugginire un pezzo di metallo e consumarlo. Persino il legno, che è il suo complemento naturale non può sopravvivere se non viene nutrito dall'acqua.
Io ti ritrovo in questo, ma non voglio essere nulla ne terra ne fuoco ne metallo ne legno per il tuo scorrere, voglio solo essere il letto dove scorri placida o tumultuosa o esigua o impetuosa ma che riconduce, riporta alla foce o all'origine ma raccoglie e incanala.
Lorenzo de Vanne


Hanno bussato alla mia porta…

*loading* Viandanti solitari






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Nel mio mondo reale - semplicemente "una Donna"


Le mie pubblicazioni letterarie


Nebbie nella brughiera

Il Kumihimo del sole

Vite… di Donna Antologia

"Seneca Edizioni"
Torino


Concepts – Profumo Antologia

"Arpanet Edizioni-Mondadori"
Milano



NovitĂ  & Racconti



La Mia Africa


Connubio ed emozioni

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Frammenti di Cristalli

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domenica, 08 novembre 2009

Un sospiro... profondo... nel mentre scivolo lungo il presente!



Cos’è il tempo?
Un’astrazione personale che comunque ci accomuna…
Forse. Certamente dipende dalla propria Mente/Anima/Spirito…
Ma probabilmente ognuno di noi lo percepisce in maniera univoca… esclusiva… determinante.
In questa nuova avventura, tutto assume una particolare valenza ed il lettore è trasportato da una dimensione all’altra… dove filosofia e teologia sono solo ricordi sbiaditi.

Nella Passione ogni emozione è la trasposizione precisa e più profonda di convinzioni… effimere... quanto la vita?

Non aggiungo altro: chi ha trovato avvincente  Il Kumihimo del Sole  ritroverà i protagonisti coinvolti in una battaglia dove solo la Ragione risoluta può vincere!

Il Cristallo della Pace
SENECA Edizioni - Torino  (dicembre 2009)
ISBN 978-88-6122-189-5

Via auguro buona lettura! Ed un futuro nel quale ogni vostro Sogno diventerà realtà...



domenica, 27 settembre 2009

Come l'Acqua ed il Fuoco

Mon Chevalier...

Un giorno, quando i melograni saranno maturi, schiuderò le mie labbra per rivelarti tutti i miei sogni.
I miei sogni… che sono anche i tuoi… irrazionali e magici… meravigliosi e reali…
Ciò che il sole illumina… null’altro è che curiosità appagata! Non è ciò che vuoi…
Ciò che la luna cela… è il tormentoso irrefrenabile desio che non si smorza nel declivio del tempo che conduce alla Sorgente…
Ma tu sei la Sorgente… e dal suo pulsare l’Acqua sgorga pura e cristallina.
Pazientemente attendo che il tuo fuoco si sprigioni per poi placarlo con l’Acqua… sono ciò che sai…
Non v’è reale mistero poiché conosco il Libro della tua Vita!
Non sono solo una Donna, nel sublime legame che tutto avvolge con dita invisibili, il bosco nel quale affermi d’esserti perso lo conosci come il palmo della tua mano. Apri gli occhi!
Eppure ti sento: presenza secolare telepaticamente suasiva…
Lungo il Tevere… oltre la Senna… il Nero & il Bianco...
Dovrò ponderare una scelta , ed allora solo chi appagherà la mia natura mi presenterà la sua spada.
Ora poggia la tua mano nella mia… ti ho atteso… lasciati condurre nel mio mondo, dove saprò esaudire il tuo tormento.
Non ho ancora scritte le note per quella musica speciale che un giorno rapirà anche il tuo cuore…
Sarà un pentagramma cesellato su lamina d’oro, e veli di broccato voleranno oltre le aspettative più ardue e sensuali racchiuse nella tua fantasia… e dita di diamante turberanno il contorno della tua presenza…
Ma già sai…no, non mi basta la tua Anima…
Un giorno avrò il tuo Amore e devozione…
Mi beo nel percepire il tuo soffio sul viso arrossato dall’emozione… ti attendo or dunque… mio Signore.


© claudine2007
giovedì, 10 settembre 2009

Diritto alla vita

Mi sentivo buffo, nell’incapacità di aprire gli occhi e di reggermi in piedi. Ma qualcosa dentro di me mi suggeriva che era tutto in ordine: anche perché percepivo il calore e la dolcezza di una presenza affettuosa.
Mi sentivo protetto e non abbisognavo di null’altro.
Era un tuffo nella realtà corporea, l’immersione in una nuova esperienza che mi avrebbe aiutato a crescere spiritualmente.
Chissà perché, ma infondo non mi sentivo per nulla diverso da te che ora leggi.
Poi dopo qualche settimana le cose cambiarono.
Arrivarono un paio di persone a me sconosciute che mi portarono via dal calore ed amore della mia mamma.
Dicevano che era per il mio bene: mi vezzeggiavano e coccolavano, mi nutrirono con cose buone anche se a me sarebbe bastato il latte materno.
A poco a poco la tristezza sparì ed iniziai a fidarmi di quelle mani che mi accudivano amorevolmente.
Mi sentivo importante ed ogni mio tentativo nell’eseguire ciò che mi era richiesto veniva ricompensato da una carezza e da un biscotto.
I piccoli cuccioli d’uomo mi adoravano: a volte mi mordevano le orecchie o mi tiravano forte la coda, anche se questo mi procurava dolore, pensavo che fosse la loro maniera per dimostrarmi il loro amore.
Il tempo passava ed io crescevo, crescevo molto rapidamente. Così i miei nuovi padroni, eh sì poiché loro mi “possedevano”, iniziarono a portarmi in una sorta di  scuola per quelli che come me avrebbero dovuto imparare l’obbedienza assoluta.
Dovevo comprendere tante cose per poter convivere con loro, da me si aspettavano moltissimo e mi continuavano a ripetere instancabili i loro ordini: vieni qui, resta lì, seduto, corri.
Ma mi ricordo la cosa che più mi piaceva: giocare!
Ogni occasione per rincorrere quei piccoli cuccioli d’uomo era meravigliosa; passavamo ore a correre e poi facevamo le coccole. Era bello e dolce, come con la mia mamma!
Mi lasciavo volutamente tirare la coda o mordicchiare le orecchie, erano per me espressione di affetto.
Poi un giorno però tutto cambiò. Ed io iniziai ad avere tanta paura.
Senza volerlo, nel mentre giocavo a pallone con i piccoli cuccioli d’uomo, il più grande finì a terra ed io nel mentre cercavo di strappargli coi denti la palla dalle mani, inavvertitamente lo morsi.
Mi accorsi subito d’avere agito con troppa foga e subito cercai di riparare al danno fatto saltandogli addosso e cercando col muso di asciugare le sue lagriame. Ma il bambino aveva reagito con impeto ed iniziato a strillare forte fino a quando sono arrivati degli adulti che mi hanno preso a pedate per allontanarmi dal ragazzo.
Non capivo, io volevo solo in qualche modo riparare al danno fatto non volutamente, mentre i grandi si accanirono contro di me con parole cattive e minacce.
Dopo le percosse, mi lasciarono senza cibo per un paio di giorni, rinchiuso in uno scantinato con un piccola finestra dalla quale vedevo un fazzoletto azzurro di cielo.
Tutto attorno era buio ed io avevo tanta paura.
Quanto mi mancava la mia mamma ed il suo calore! Pensavo molto spesso a lei ed allora la tristezza si faceva terribile mentre i morsi della fame mi attanagliavano lo stomaco.
Ricordo che all’inizio me ne sono stato zitto buono buono per evitare nuove percosse.
Le botte e pedate mi avevano fatto gonfiare le anche ed il sangue si era raggrinzito su di una lunga ferita in testa prodotta da un pastone appuntito.
Neppure potevo leccarmi per ripulirmi un pochino, dovevo proprio apparire orribile.
Nel pomeriggio del secondo giorno, provai a guaire per chiamare i miei padroncini. Loro che erano sempre stati così dolci e buoni con me, forse avrebbero capito che io soffrivo tanto e mi avrebbero liberato. Ma i bambini non si fecero vedere.
Poi iniziai ad abbaiare più forte poiché nessuno era venuto. Credevo si fossero proprio dimenticati di me ma all’improvviso entrò il padre, mi mise attorno al collo una catena di ferro e mi trascinò con violenza all’esterno. Nel mentre mi insultava, mi legò ad una pianta sul retro del giardino.
Ancora non mi portarono nulla da mangiare per un altro giorno. Avevo anche tanta sete e per mia gioia, quando iniziò a piovere, potei bere da una pozzanghera.
Guardando verso le finestre della casa un paio di volte mi era apparso di vedere dietro le tende i miei piccoli amici di giochi.
Ma perché non venivano più a rincorrermi per giocare con me?
Cosa avevo fatto di così terribile per essere sottoposto a queste torture?
Mi acquattai facendomi piccino dentro una cassa di cartone che avevano gettato per me in un angolo; dopo tre giorni che non toccavo cibo, mi lasciarono un vecchio catino con del pane ammollito nell’acqua. Aveva anche della muffa verde, ma la mia fame era troppo grande e quindi mangiai tutto con grande voracità.
Ciò che più mi mancava non era il cibo o l’acqua pulita ma bensì le carezze dei piccoli cuccioli d’uomo.
Pensai che forse erano gli adulti a non permettere loro di venirmi a trovare, ma certo ora puzzavo ed ero pieno di croste, sicuramente mi avrebbero evitato.
Non contai i giorni a pane ed acqua che passai rannicchiato in quella cassa, passò l’estate e con l’arrivo della stagione delle piogge tutto si fece ancora più triste e penoso.
Un giorno però il padre venne verso di me, munito di un bastone. Avevo paura che mi percuotesse ancora ma provavo anche felicità nel sperare che forse mi stava per liberare. Iniziai a scodinzolare ed abbaiare di gioia!
Slegò la catena dalla pianta e mi trascinò fino all’automobile.
Che bello! Pensavo mi avrebbe portato in gita, forse ora tutto era sistemato e magari ci sarebbero stati anche i piccoli cuccioli d’uomo ad attendermi in qualche posto simpatico.
Mi adagiai felice sul sedile posteriore dell’auto cercando di fare il minor rumore possibile. Dovevo dimostrare di essere buono e fedele e di amare tanto i miei padroni!
Dopo tanti chilometri percorsi lungo una strada grande che non conoscevo, il padre aprì l’auto e mi fece uscire.
Iniziai subito a scodinzolare dalla gioia pensando che sicuramente ora mi avrebbe portato a passeggio magari per raggiungere i piccoli.
Con grande sorpresa però l’auto ripartì a grande velocità, lasciandomi solo ai bordi della strada.
Abbaiai forte, nella speranza che si accorgesse d’avermi dimenticato. Provai anche a rincorrere l’auto, ma dopo tutti quelle settimane senza cibo adeguato i miei muscoli erano rattrappiti e già dopo pochi metri mi accasciai a terra in preda al dolore.
Ancora non volevo capire ciò che mi stava accadendo.
Non mi rassegnavo, nel mio cuore di cane, solo pensavo ai piccoli cuccioli d’uomo ed alle coccole che per molti giorni mi avevano elargito con così tanto amore.
Non si può smettere di amare, non è possibile dimenticare…
L’amore continua a vivere nel mio cuore. Io continuavo ad amare tanto la mia mamma, la pensavo molto spesso… specialmente nei momenti di grande sconforto. E questo era uno di quei momenti.
Iniziai a vagare senza meta, cercando di ritrovare la mia casa ma ogni tentativo era stato vano. Mi cibavo di ciò che trovavo tra l'immondizia, molte volte mi avevano anche gettato delle pietre per tenermi lontano dalle zone di raccolta dei rifiuti. Ma io morivo di fame. Dovevo pur mangiare qualche cosa, non importava cosa, dovevo sopravvivere ad ogni costo.
Un giorno mentre ai lati di una strada andavo cercando degli avanzi gettati dai finestrini delle auto, un conducente con un camioncino mi venne addosso ridendo di gusto. Riuscii a sfuggire al primo tentativo di schiacciarmi, ma la seconda volta la ruota davanti mi stroncò la zampa posteriore.
Mi accasciai in preda al panico e con un colpo di grande fortuna riuscii a trascinarmi oltre la barriera ed a nascondermi tra i cespugli.
Il dolore era terribile e stavo perdendo tanto sangue. Non riuscivo più a muovere la zampa sinistra e dopo qualche ora anche la destra aveva iniziato a diventare insensibile.
Sentivo la notte arrivare sopra di me e tutto si fece buio.
Non so quanti giorni passai in questo stato d’incoscienza, una mattina mi risvegliarono delle voci attorno a me, una signora dal viso gentile mi guardava con occhi gonfi di lacrime. Vicino a lei un altro signore con un vestito bianco scuoteva la testa: - Non c’è più nulla da fare. Ha fatto bene a chiamarmi. E’ veramente mal ridotta questa povera bestia, qualcuno lo avrà investito e lui è venuto a rifugiarsi qui -. L’uomo si avvicinò piano e con delicatezza mi sollevò dalla pozza di escrementi nella quale mi trovavo. - Povero animale! E’ completamente disidratato e la parte posteriore è paralizzata, guardi qua, ci sono già parecchi vermi. Lo stanno mangiando vivo -. La donna si coprì gli occhi con le mani mentre vedevo che non riusciva più a trattenere le lacrime. 
Era la prima volta che vedevo un umano piangere per me, la prima volta che sentivo il calore di qualcuno che neppure conoscevo.
La guardai, diritto nei suoi occhi e lei mi accarezzò la testa ed io le leccai la mano per ringraziarla per quel gesto di umile bontà.
Non percepii nulla, neppure la puntura di quell’ago che mi ridava la libertà.
Sentii uno strano formicolio che si impossessò pian piano del mio corpo, mi sentivo leggero e finalmente stavo bene. Tutto si rifece oscuro e le tenebre liberatorie mi avvolsero.

© claudine2007

Non è solo un racconto.
E’ ciò che accade proprio in questo stesso istante, in mille posti diversi, in ogni città di questo mondo.
Poiché gli umani sono "le Bestie”…
Un animale è un Essere vivente come te, che ora leggi con occhi pieni di orrore. Ma non serve a nulla piangere!
Questo deve essere un messaggio che aiuti ad impedire il maltrattamento degli animali.
Loro, come noi, hanno il diritto di vivere.
Diritto che spetta ad ogni creatura vivente… ti ringrazio per meditare su queste mie parole.
Serenità :-)claudine

mercoledì, 19 agosto 2009

Dune del Deserto

Lo sguardo corre, seguendo i contorni del pensiero, sospinto giù dalla brulla collina rotola fino a raggiungere le rive del lago. In un mattino di fine inverno che ha ancora il sapore del caffè amaro, sorseggiato con gusto e diletto; è un nuovo giorno dove la mente imprigionata in questo corpo, ritroverà i suoi limiti, le sue paure e si confronterà con le muse ancestrali.
Ma per me è così ogni giorno. Raggi intinsi di tenue ambra, feriscono occhi che non dovrebbero osservare quelle lucenti spade fatte di guizzi e danze tra le fronde delle palme.
Ma come poter trattenere il pensiero? Esso vola, veloce, oltre le sponde del lago che ora pacato come specchio d’ardesia, anche il soffio del vento disdegna. Poi attraversa tempo e spazio, sfugge a rovistare dove ricordi attendono d’esser risvegliati e poi condotti fuori per mano. Varca i confini dettati dalla dimensione umana, là ben oltre, lo spazio infinito delle percezioni dimentiche di circoscrizione. Raggiante quindi, assetato di sensazioni da rivivere, il pensiero mi sospinge ad afferrare l’emozione per poi scagliare la mia coscienza tra le braccia acclamanti d’un sogno del passato.

Inizialmente mi ribello, poi mi lascio sedurre da quel torpore dolce e passionale che solo il pensiero sa trasmettere. Sorrido a me stessa, conscia, ancora una volta, di troppo facilmente arrendermi alle sue lusinghe che inevitabilmente mi riconducono alla sofferenza.
Ogni ricordo, trascina con sé la dualità ineffabile del bene e del male. Entrambe tracce marcate a fuoco sulla pelle d’ogni Essere, gestite a volte in maniera incoerente dacché non seguono il corso virtuoso della saggezza ma bensì quello dissoluto ed irriverente della Passione.
Non possiamo imparare dagli errori del passato, sempre tendiamo a perseverare nelle ottusità seguendo uno schema che portiamo accollato al nostro spirito… Ma già il pensiero inizia a volare con dignità propria della sua natura, mi abbandono per un attimo in preda al panico iniziale ma poi, leggera come l’inconsistenza dell’aria, lo afferro trattenendomi avvinghiata alle sue molteplici sfumature…
Chiudo gli occhi, mi affido al suo odore di paure e piaceri sconfinati mentre penetra in me l’oblio della pace dei sensi. Ritornano quindi i ricordi di esistenze precedenti, scene mai obliate dalla mia mente assumono consistenza; lentamente mi lascio stregare, trascinare e dolcemente mi addormento.

E nel sogno, il sole arabesca la frescura delle palme che ricamano ombre allungate sulla sabbia. Riaffiorano i destrieri dalle criniere al vento ed i cavalieri erranti padroni delle distese di sabbia sconfinate.
Osservo la scena da rispettosa distanza, cercando di nascondere il viso con la lunga garza azzurra saggiamente avvolta attorno al capo. Un’unica fessura minuta, affinché gli occhi possano guardare con marcato stupore ed ammirazione curiosa.
Non dovrei trovarmi qui. Mi è stato più volte vietato di risalire la sponda orientale dell’Eufrate alla ricerca di tesori nascosti. Ma il mio spirito ribelle non accetta compromessi, il desiderio pungente di evasione ed emozione è lo scotto col quale pagare una vita di vezzi e lusso tra mura marmoree di palazzi dalle mille stanze.
Sono quella che sono, baciata da nobiltà di rango, ma in questi luoghi resto una donna, che agli occhi del mio popolo significa sottomissione.
La brezza si è trasformata in vento pungente il quale con ogni folata riempie di sabbia le pieghe del mio abito accecandomi. Ma è troppo eccitante guardare i cavalieri, sentire le loro grida inneggiare “Bism Allah”e “Allah Akbar” (Dio è grande) mi sento come paralizzata ed i miei occhi seguono concitati le corse dei destrieri. Libertà, infine! Questo indescrivibile sublime sentimento che non può essere acquistato o mercanteggiato, ma bensì unicamente conquistato con determinazione e… talvolta con la morte. 

Più alti dell’adulazione umana, sopra le nuvole plumbee e contornate da guizzi scarlatti, volteggiano i falchi reali in elaborate esibizioni di perfetta maestosità.
I loro padroni, i falconieri, li osservano solenni nelle loro elaborate tuniche ricamate d’oro e d’argento ed il braccio sinistro ricoperto da uno speciale guanto in pelle dura sul quale il rapace si poggia quando richiamato.
Il tutto appare meraviglioso ai miei occhi, di indole curiosa ed intrigante, conscia che la mia presenza può essere scorta e condannata.
Sono immobile credendomi ben nascosta dietro un folto cespuglio di tamerice, ma con sgomento noto uno dei rapaci iniziare a volteggiare proprio sopra la mia testa. Senza che io avessi il tempo per rendermi perfettamente conto, il falco mi si avventa contro infilzando con naturalezza i suoi artigli nella mia spalla. Impaurita e dolorante, con uno scatto subitaneo mi alzo, ma il falco sacro non da l’impressione di voler mollare la sua preda seppure troppo grossa per assomigliare seppur vagamente ad un roditore selvatico. In preda al panico nel non riuscire a distaccare dalle mie carni il volatile, mi agito e mi ritrovo allo scoperto fuori dal cespuglio.
- Chi sei! Rispondi, te lo ordino - tuona possente una voce maschile. Cerco di trattenere un grido di terrore e mentre giro il capo mi trovo al cospetto di un esile cavallo grigio con in sella un uomo armato di sciabola. - Perché ci stai spiando? Nessuno ha il permesso d’entrare su queste terre, tutto fin dove il tuo sguardo giunge appartiene al Califfo al-Musta’sim -. L’uomo mi scruta con due occhi dalla parvenza del catrame. La folta barba scura, molto curata e lucida, lo fa apparire ancora più minaccioso.
- Ti hanno morso la lingua degli scorpioni? Oppure non conosci il mio idioma? - Io resto immobile, cercando in qualche maniera di proteggermi il viso dal vento sabbioso. Il falco è sempre avvinghiato sul mio braccio e nessun tentativo riesce a farlo allontanare. Dopo qualche minuto giunge un altro cavaliere il quale tiene strette le redini di Nazìr al-samt, il mio cavallo capriccioso.
- Vedo che Nisibis vuole adottarti! Devi essere un giovane molto coraggioso… il mio falco non si è mai prima d’ora comportato così. E’ questo il tuo cavallo? Rispondimi! E’ un ordine altrimenti ti dovrò uccidere -. Mi sento frastornata conscia che questa volta non posso semplicemente scappare via per andare a rifugiarmi tra le bracci di mio padre il Califfo. Cerco di restare calma, modifico la mia voce allontanandomi dal cespuglio di tamerice: - Il mio nome è Khalid, non ho fatto nulla di male. Vedendovi arrivare mi sono nascosto ed ho lasciato libero Nazìr al-samt -. Il cavallo nitrisce lievemente e dà un forte strattone alle redini per cercare di liberarsi. Il falco sacro però non molla la presa anche se, stranamente, non utilizza più i suoi artigli ma è semplicemente poggiato sulla spalla ed ogni tanto percepisco il suo capo strofinarsi contro il turbante che cela le mie reali fattezze.
- Ah, vedo che è amore a ciel sereno. Nisibis non vuole lasciarti… penso che è alquanto peculiare questo suo comportamento, Khalid. Sei certo che non hai mai visto prima d’oggi il mio falco? Non è normale che un falconiere venga ignorato dal “suo” pupillo. Nisibis è il più abile e prezioso dei miei falchi sacri. Su tutta la terra tra il Tigri e l’Eufrate non vi è uguale rapace! -
Mi accorgo che l’uomo appare ferito nel suo orgoglio, con un gesto di stizza getta in terra il guanto e si avvicina al suo cavallo: - Vieni Khalid. Prendi il tuo destriero e torniamo in città… prova a lasciar libero Nisibis… in fondo lui ha le ali e trovo ridicolo che debba restare appollaiato sulla tua spalla mentre tu cavalchi! -
C’è un tono di scherno nella sua voce, a poco a poco mi accorgo che quell’uomo può essere molto pericoloso. Non accetta rivalità e certamente è di sangue nobile. Non lo avevo però mai visto alla corte di mio padre, poiché evidentemente non mi è permesso passeggiare quando sono presenti gli uomini. Questa formalità mi ha sempre indispettita, ancora di più ora che non posso sapere chi veramente avessi al mio cospetto.
Gli occhi di carbone si posano sopra i miei, uno sguardo truce e severo che mi penetra fino alle ossa. Ma l’uomo è però affascinante, lo osservo mentre cavalcava con destrezza lungo la cresta delle dune sferzate dal vento che si è nuovamente levato. I suoi abiti ricamati di sole e luna brillavano in questa giornata che ha segnato il mio incontro con Nisibis. In questo momento non posso immaginare che l’amicizia che mi avrebbe legato al falco sacro sarebbe stata indissolubile, fino a quando la morte sarebbe sopraggiunta. Siccome Nisibis non vuole allontanarsi dalla mia spalla-trespolo, l'uomo dagli occhi di carbone si sente obbligato ad intervenire. Egli pone sul capo del rapace un piccolo cappuccio in pelle e con delicatezza lo stacca dalla mia spalla.
- Spero non ti ha ferito troppo in profondità, fammi vedere! - Con un balzo riesco a schivare le sue mani che per poco non mi afferrano, ci manca solo di dover levare la tunica! Si sarebbero acconti che non sono un ragazzo ma bensì una donna. Posso rischiare d'essere lapidata e trucidata senza neppure avere modo di spiegare chi veramente fossi e perché mi trovassi tra le sabbie desertiche!
Con le mani tramanti mi aggrappo alla criniera di Nazìr al-samt, la povera bestia è molto agitata e percepisco la sua paura trasformatasi in minuscole goccioline di sudore sul muso e parte inferiore del collo. L'occhio è dilatato e vigile, le orecchie sono leggermente abbassate e dalle narici fuoriescono sbuffi concitati. Lo accarezzo con dolcezza soffermandomi sul capo tra le orecchie: - Buono, tesoro - gli sussurro abbassandomi fino a toccare con il turbante la sua criniera – va tutto bene, ora rientriamo a casa. Penso che questa volta mio padre mi darà una bella punizione... accidenti alla mia maledetta curiosità non oso pensare come egli potrà essere adirato -.
Durante il viaggio per ritornare in città mi guardo bene dal proferire verbo, temo l'ira di quell'uomo e da una parte mi incuriosisce il suo falco Nisibis.

(Effettivamente 40'000 battute sono un po' troppe per un racconto da inserire sul blog. Vi lascio quindi il link dove trovate la versione integrale unitamente ad altri racconti anche per un pubblico adulto).

http://www.travelclaudine.ch/travel/writings1.php?id=31

© claudine2007

postato da: claudine2007 alle ore 18:29 | link | commenti (28)
categorie: fiabesco, racconti diversi, celebrazioni pagane
martedì, 07 luglio 2009

In dedica...

Jos

Ahhh les mots...
sublimes créatures qui vengent ta présence ici... patience...

Je t’ai promis un sonnet pour piano…
donc, attende moi… il me faut du temps !

Ravie
:-)claudine

 

(mais rien te rapproche... émérite ta présence... le 15 juliet 2009)

Pâle et hésitant
- délicatement -
en caressant les fils
de mon destin
courbe de mes lèvres. 

Mélodie d'arches
- subtiles -
sublime souvenir
d'une ballade
entre les bois.

Noir et ombreux
- yeux -
suivent le pentagramme
frisson inquiète
notes dans l'air.

Humble et consacrée
- pensée -
clouées au désir
soupir
murmure  pour toi.

 © claudine2007

 

E per "curiosare" nel passato... di Trastevere e la Città Eterna...   http://ladyclaudine.wordpress.com/

 

domenica, 21 giugno 2009

Solstizio d'Estate... un Wicca in onore a Gaia

Creazione @Barbara:  http://cerchiofatato.splinder.com

Una lirica particolare... per ricordare una "Notte" nella quale la Grande Magia prenderà vita...  Vi lascio il link dove potete leggere la mia poesia che è stata donata per la pubblicazione unicamente alla fatina Alfrojul

 

http://www.alfrojul.net/Solstizio_2009/solstizio_Claudine.htm

 

sabato, 20 giugno 2009

Solo NOI possiamo fare la differenza... per un Mondo migliore!

Ad una cena di beneficenza per una scuola che cura bambini con problemi di apprendimento, il padre di uno degli studenti fece un discorso che non sarebbe mai più stato dimenticato da nessuno dei presenti.
Dopo aver lodato la scuola ed il suo eccellente staff, egli pose una  domanda:
- Quando non viene raggiunta da interferenze esterne, la natura fa il suo lavoro con perfezione. Purtroppo mio figlio Shay non può imparare le cose nel modo in cui lo fanno gli altri bambini. Non può  comprendere profondamente le cose come gli altri. Dov'è il naturale ordine delle cose quando si tratta di mio figlio? -

Il pubblico alla domanda si fece silenzioso.

Il padre continuò: - Penso che quando viene al mondo un bambino come Shay, handicappato fisicamente e mentalmente, si presenta la grande opportunità di realizzare la natura umana e avviene nel modo in cui  le altre persone trattano quel bambino -.

A quel punto cominciò a narrare una storia:

“Shay e suo padre passeggiavano nei pressi di un parco dove Shay sapeva che c'erano bambini che giocavano a baseball. Shay chiese: 'Pensi che quei ragazzi mi faranno giocare?'
Il padre di Shay sapeva che la maggior parte di loro non avrebbe voluto in squadra un giocatore come Shay, ma sapeva anche che se gli  fosse stato permesso di giocare, questo avrebbe dato a suo figlio la  speranza di poter essere accettato dagli altri a discapito del suo handicap, cosa di cui Shay aveva immensamente bisogno.
Il padre si Shay si avvicinò ad uno dei ragazzi sul campo e chiese (non aspettandosi molto) se suo figlio potesse giocare. Il ragazzo si guardò intorno in cerca di consenso e disse:
'Stiamo perdendo di sei punti e il gioco è all'ottavo inning. Penso che possa entrare nella squadra: lo faremo entrare nel nono'
Shay entrò nella panchina della squadra e con un sorriso enorme, si mise su la maglia del team. Il padre guardò la scena con le lacrime agli occhi e con u n senso di calore nel petto. I ragazzi videro la gioia del padre all'idea che il figlio fosse accettato dagli altri. Alla fine dell'ottavo inning, la squadra di Shay prese alcuni punti ma era sempre indietro di tre punti.
All'inizio del nono inning Shay indossò il guanto ed entrò in campo. Anche se nessun tiro arrivò nella sua direzione, lui era in estasi solo all'idea di giocare in un campo da baseball e con un enorme sorriso che andava da orecchio ad orecchio salutava suo padre sugli spalti.
Alla fine del nono inning la squadra di Shay segnò un nuovo punto: ora, con due out e le basi cariche si poteva anche pensare di vincere e Shay era incaricato di essere il prossimo alla battuta.
A questo punto, avrebbero lasciato battere Shay anche se significava perdere la partita?
Incredibilmente lo lasciarono battere.
Tutti sapevano che era una cosa impossibile per Shay che non sapeva nemmeno tenere in mano la mazza, tantomeno colpire una palla.
In ogni caso, come Shay si mise alla battuta, il lanciatore, capendo che la squadra stava rinunciando alla vittoria in cambio di quel magico momento per Shay, si avvicinò di qualche passo e tirò la palla così piano e mirando perché Shay potesse prenderla con la mazza.
Il primo tirò arrivò a destinazione e Shay dondolò goffamente mancando la palla.
Di nuovo il tiratore si avvicinò di qualche passo per tirare dolcemente la palla a Shay.
Come il tiro lo raggiunse Shay dondolò e questa volta colpì la palla che ritornò lentamente verso il tiratore.
Ma il gioco non era ancora finito.
A quel punto il battitore andò a raccogliere la palla: avrebbe potuto darla all' uomo in prima base e Shay sarebbe stato eliminato e la partita sarebbe finita.
Invece...
Il tiratore lancio la palla di molto oltre l'uomo in prima base e in  modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla.
Tutti dagli spalti e tutti i componenti delle due squadre cominciarono a gridare: 'Shay corri in prima base! Corri in prima base!'
Mai Shay in tutta la sua vita aveva corso così lontano, ma lo fece e così raggiunse la prima base.
Raggiunse la prima base con occhi spalancati dall'emozione.
A quell punto tutti urlarono:' Corri fin o alla seconda base!'
Prendendo fiato Shay corse fino alla seconda trafelato.
Nel momento in cui Shay arrivò alla seconda base la squadra avversaria aveva ormai recuperato la palla.
Il ragazzo più piccolo di età che aveva ripreso la palla quindi sapeva di poter vincere e diventare l'eroe della partita, avrebbe potuto tirare la palla all'uomo in seconda base ma fece come il tiratore prima di lui, la lanciò intenzionalmente molto oltre l'uomo in terza base e in modo che nessun altro della squadra potesse accoglierla.
Tutti urlavano: 'Bravo Shay, vai così! Ora corri!'
Shay raggiunse la terza base perché un ragazzo del team avversario lo raggiunse e lo aiutò girandolo nella direzione giusta.
Nel momento in cui Shay raggiunse la terza base tutti urlavano di gioia.
A quel punto tutti gridarono:' Corri in prima, torna in base!!!!'
E così fece: da solo tornò in prima base, dove tutti lo sollevarono n aria e ne fecero l'eroe della partita.
'Quel giorno' disse il padre piangendo 'i ragazzi di entrambe le  squadre hanno aiutato a portare in questo mondo un grande dono di vero amore ed umanità’.
Shay non è vissuto fino all'estate successiva.
E' morto l'inverno dopo ma non si è mai più dimenticato di essere l'eroe della partita e di aver reso orgoglioso e felice suo padre non dimenticò mai l'abbraccio di sua madre quando tornato a casa e le raccontò di aver giocato e vinto.

Serenità e buone vacanze!   :-)claudine

lunedì, 15 giugno 2009

Uomo vitruviano...

 

postato da: claudine2007 alle ore 01:04 | link |
categorie: passione, reminescenze, fusione di anime
lunedì, 01 giugno 2009

Il Portale tra le Dimensioni

Thoram - nella Settima Sfera/Dimensione

Iggi si voltò udendo la voce possente ed autorevole di Eleuman, e nel vederlo dischiuse un sorriso dolcissimo.
- Hei, ci avete potuti seguire fin qua! Che bello, ora vediamo insieme di aiutare Nisibis e gli altri Saggi, Akamai... Eleu-nam... hanno davvero bisogno del nostro aiuto poiché loro si trovano proprio in una brutta situazione. Balthor ci ha spiegato le ragioni che li vincolano nella Settima Sfera, non vogliono farci del male ma solo chiedere il nostro aiuto. Il Sommo Moota li ha voluti punire a causa della loro alterigia, un po' come il dipinto che vedi laggiù -.
Eleunam osservò con interesse il grande affresco e lo riconobbe: - Si Iggi, sono stati Angeli ossessionati dal desiderio di egemonia, ambivano la stessa immortalità del Supremo Creatore senza accorgersi che la dualità non avrebbe permesso loro la sacra unione, la Hieros Gamos. Forse con la coscienza del disorientamento, hanno imparato cosa significa veramente guardare, imparare, conoscere, vedere... Penso Balthor desidera servirsi del Cristallo della Pace per aprire il Portale tra le dimensioni. Questa è la condizione per aiutarli ad uscire da Thoram -.
Akamai rimase stupefatto dalla semplicità con la quale Iggi ed Eleunam avevano espresso il concetto: tutto appariva così chiaro e facile. Nel contempo Tatina aveva preso qualche passo di distanza da Balthor ed osservava con occhio clinico Metbasse che era ritornata nella sala con un grande vassoio pieno di frutta. La donna, trovandosi al cospetto dei nuovi arrivati si lasciò sfuggire un'imprecazione.
Akamai fissava la maga come se la donna non gli fosse sconosciuta: - Ma guarda guarda! Chi si rivede… e quanto sono piccoli i Mondi! Qual buon vento ti ha trasportata su Thoram, Metbasse? Troppe volte ti ho incontrata nei miei viaggi astrali, le tue arti magiche proprio ti impediscono di investire le tue energie in qualcosa di benevolo. Ogni volta che ho avuto la sventura di trovarti sul mio percorso, ho poi dovuto faticare non poco per liberarmi dall'ossessiva tua u-biquità. Sei come la gramigna... una volta trovato il terreno fertile, metti radice profonde nella coscienza degli umani. Sei avida e  malvaglia, Metbasse -.
La donna non fiatò, sapeva che a nulla sarebbe servito cercare scuse o addossare ad altri le sue colpe. Anche Eleunam l'aveva conosciuta, qualche anno or sono. La maga preferì abbassare lo sguardo e raggiungere velocemente il suo seggio evitando con cura di guardare i bimbi o i nuovi arrivati.
- Effettivamente Metbasse in passato ha avuto molti nomi ma io prediligo quello di Eris, donatole dai greci. Per loro Eris era la dea della discordia: spietata e sanguinaria sempre fomentatrice di conflitti e guerre tra gli uomini -.
Akamai si era lasciato scappare un sorriso beffardo, nel terminare la sua sentenza; la donna gli regalò uno sguardo pieno di odio e veleno. Se solo avesse potuto, se non fossero stati presenti anche gli altri saggi e "gli ospiti della dimensione degli umani" certamente Metbasse si sarebbe scagliata con violenza contro Akamai.
La maga si limitò a puntualizzare: - Mia madre era Nyx... possano i miei fratelli Hypnos e Thanatos  persegui-tarti fino a quando alloggerai in questo tuo involucro. Ma un giorno, da qualche parte, ci ritroveremo Akamai, ne sono certa! - Tra i saggi si udì un bisbiglio sommesso, molti di loro scuotevano la testa in segno di diniego. Balthor si alzò di scatto dal suo alto seggio e puntando il dito contro Metbasse sbollì: - Ma guardati! Bella esibizione, degna di una commediante nata. Certo non c'è da meravigliarsi se ci troviamo qua, ognuno di noi coi suoi difetti in bella mostra. Inizio a nutrire seri dubbi circa l'intento di voler liberare tutti dalla Settima Sfera. Per poi finire dove? Qual è l'ultimo atto della nostra tragedia? Dovremmo forse dapprima conferire con il Sommo Moota per comprendere quali sono le aspettative di ognuno di noi; se ci troviamo qua, indubbiamente le colpe da espiare sono molteplici. Soggettive, su misura e ben calibrate per ognuno di noi... Ma è veramente la libertà dal privilegio d'Esseri Immortali che desiderate? Ehh, pensateci bene, volete ritornare al ciclo di vita e rinascita, cadere ancora nella fatalità carnale e soffrire nel Samsara? Non è la nostra forse unicamente un'illusione di poterci nuovamente elevare allo stato di illuminati, adem-piendo alla legge causaeffetto!? E quante vite dovremmo ripercorrere fino a poter risanare quanto fatto di malvagio da quando siamo stati confinati su Thoram, eh? Ma possiamo sinceramente anche solo sperare nella clemenza del Sommo? -
Balthor appariva avvilito, la strana luce in quei suoi occhi grigio-blu si era spenta. Era inerme, come un qualsiasi uomo nella consistenza che appariva agli occhi dei tre bimbi e dei due uomini della Confraternita. Iggi provò una sincera compassione, sentiva che dietro le parole dure e sputate tra infimi risentimenti c'era un cuore che riconosceva i propri sbagli ma che semplicemente era troppo orgoglioso per chiedere perdono.
Certo ciò accadeva ovunque ed a chiunque: molte volte si è così accecati dal proprio sentire egoistico che si dimentica che “condividere nel bene e nel male” è una dote meravigliosa fondata sull'amore.
Ciccina si era avvicinata al grande vassoio con la frutta, aveva preso un grande grappolo d'uva ed avvicinandosi agli altri due bimbi, la divise in parti eque. Quindi, girandosi nuovamente verso Akamai ed Eleunam disse: - Chi di noi ha il diritto di giudicare gli Arhat? -
Nessuno rispose, solo un mormorio proveniva dai saggi. Nisibis si alzò portandosi nel centro della sala, dove in terra era raffigurato il grande Pentagramma.

- Principessa, nessuno ha il diritto di giudicare un altro essere vivente. Il giudizio equanime è dato unicamente dal saggio che è in grado di ponderare l'auto analisi, con onestà quindi, giudicando se stesso e le sue azioni! Io per primo ho qualche difficoltà, se fossimo stati in grado di fare ciò non credo il Supremo Creatore ci avrebbe confinati a Thoram. Ma anche questa è una lunga storia, non vorrei essere tediante nel narrare anche solo in minima parte quanto è accaduto nei secoli. Ho imparato dalle arti divinatorie, dalla magia e dalle scienze ciò che mi ha da sempre intrigato. Ma anche questo è solo un’infinitesima parte della vera Conoscenza. Sophia! Forse era ciò la causa della censura: Lei, la figura femminile dell’Anima umana e nello stesso tempo l’aspetto femminile di Dio, del Supremo Creatore. E lei risiede in ognuno di noi, la Scintilla Divina… la sua redenzione attraverso il Logos, è dunque il vero dramma dell’Universo, del mondo materiale? Sophia. E’ dunque l’ultima emanazione di Dio? L’Origine conclusiva della creazione della materia? - Nisibis si zittì, mentre l’aria attorno a lui iniziò a vorticare. La luce vibrò e scintille si sparsero tutt’attorno in una nube di luce soffusa. Davanti agli occhi dei presenti, la sua forma metafisica iniziò a mutare, con lentezza. I bimbi avevano riconosciuto il processo al quale già avevano assistito.
- Mi sento a mio agio in questa forma. Certo, mi sento molto meglio nel vestire una pelliccia di lupo che non una pelle d’umano! Stupiti? Indignati? E perché mai? Infondo cosa ci differenzia dalla Bestia? Siamo onesti, nevvero Balthor! Nulla ci distingue dagli animali… assolutamente nulla. O forse unicamente il fatto che tutto ciò che gli umani fanno è dettato non dalla sopravivenza ma dall’avidità! - Dette queste parole il grande lupo si allontanò dal Pentagramma dirigendosi verso i bimbi.
Occhi verdi brillavano pieni di orgoglio, o forse era saggezza?! Fatto sta che i tre bimbi si avvicinarono all’animale, accarezzandogli il pelo, non mostrando il benché minimo disagio o paura. Una cosa era certa, Nisibis era diventato loro amico e nessuno avrebbe osato alzare una mano contro i tre bambini.

- Sedetevi! - La voce di Balthor tuonò autorevole e severa mentre due Arhat si alzarono per permettere ad Eleunam e Akamai di occupare i loro posti in prima fila. - A questo punto, mi sembra ovvio e d'obbligo darvi tutte quelle informazioni che vi permetteranno di decidere se aiutarci o se... - la sua voce si fece quasi impercettibile - lasciarci alla nostra punizione in questa dimensione -.
Seguì un interminabile silenzio, nel quale nuovamente la struttura dell'aria divenne satura di una strana luce che pareva permeasse ogni oggetto; un bagliore che si modificava come struttura palpitante, a livello molecolare, proprio come se animata da un suo intimo sentire.
Eleunam pensò al Logos, poi la sua mente riacquistò fermezza e si concentrò sull'ubiquità del Sommo Moota. Aveva più volte seguito i processi di trasmissione mentale, ora più che mai doveva divenire un tutt'uno con la Mente del Supremo Creatore nella finalità di poter determinare con raziocinio le richieste degli Arhat per bocca di Balthor. Ma Eleunam ripensava anche alle parole proferite da Nisibis, il Re degli Stregoni. Era veramente l'agognata ricerca di Sophia il vero dramma dell'Universo metafisico? L'origine ultima della creazione della materia? Non erano forse già tutti parte integra della Luce divina?
- Orbene penso che se siamo giunti fino nella Settima Sfera non è tanto per riscattare la vostra ambiguità ma piuttosto per salvare i tre bimbi! Personalmente ritengo sia un atto deplorevole averli rapiti... - ma Eleunam non poté terminare la frase poiché Iggi intervenne. - No! Non sono proprio andate così le cose. Penso sia doveroso dire che siamo stati noi bambini a seguire di nostra volontà il grande lupo, certo siamo stati incuriositi dalla sua presenza e seguendolo lungo la spiaggia non sapevamo cosa potesse accadere. Era come una sorta di magia, insomma, quando un sogno diventa reale e non si capisce più se si sta sognando oppure se la fantasia è l’elemento iniziale di quanto proiettato dalla nostra mente. Capisci? Nisibis ci ha permesso di entrare nella dimensione di Thoram ma non ci ha forzati a farlo. Se non avessimo voluto seguirlo poiché intimoriti dalla sua presenza, avremmo potuto anche scappare. E' ora difficile poter affermare con assoluta certezza se abbiamo agito seguendo il nostro istinto, il nostro cuore, o la nostra mente ed anima. Fatto sta che ora siamo tutti qui, siamo a conoscenza di ciò che ci è chiesto... e siamo comunque impossibilitati ad aiutarli poiché non abbiamo il Cristallo! -
Un evidenziato mormorio s'alzò dal gruppo degli Arhat. In disparte Nisibis sotto forma di lupo si era accovacciato ai piedi di Ciccina che gli accarezzava con dolcezza la testa.
- Ah ah ah ah, bella questa! Ma allora tutto l'esercizio a cosa è valso? Illuminatemi voi che ormai la mia Luce si affievolisce dinnanzi a tale scempio di intelletti guastati dal tempo e dall'ozio! - Finalmente Anthropos aveva almeno aperto la bocca, seppure con voce concitata aveva espresso con asprezza i suoi pensieri.
Gli rispose Balthor sulla stessa linea di veemenza: - Taci! Verme velenoso... tu e Metbasse potreste riunire un esercito di vili ed inetti servitori sullo stesso pianeta Terra. Inizio a comprendere molte sfaccettature che il tempo ha reso trasparenti, invisibili, al mio cuore deturpato dall'astio verso questa condizione nella quale siamo stati forzati. La priorità ora non è di sfuggire dalla Settima Dimensione, bensì quella di cercare di capire cosa possiamo fare per modificare il corso della nostra memoria karmica. Sul pianeta Terra stanno per entrare nell'Era dell'Acquario, la Griglia Cristallina sa esat-tamente il perché dell'esistenza di ogni essere umano, di ogni forma vivente. E' un cambiamento vibrazionale... il campo magnetico del pianeta è mutato, un cambiamento maledettamente esteso ed irreversibile al quale solo un pugno di  scienziati sono in grado di poter fornire delle spiegazioni. Questa di base la ragione per la quale il tempo sembra trascorrere con maggiore velocità, l'opposto di ciò che accade qui su Thoram. Solo il Grande Cristallo può modificare la struttura della Griglia Cristallina e solo il Cristallo può aprire il portale tra le dimensioni! Ma a che servirebbe uscire dalla Settima Sfera se non sappiamo quale sarà in seguito la nostra condizione? Ho percepito che da un paio di settimane qualcosa è all'opera, mi sono accorto che antiche creature sono emerse dalle profondità. Ho avuto visioni in cui i Dragoni degli Elementi, che furono lasciati secoli or sono a custodire il Pianeta, hanno ripreso le loro posizioni cosmiche. Eleunam so che tu e la Confraternita siete perfettamente al corrente della loro funzione catartica e ristoratrice... ma non potrà durare in eterno. Troppo grande è il danno cagionato alla Madre Terra, a Gea! -
La voce di Balthor si affievolì, apparve piegarsi sotto il peso della gravità delle notizie che il Saggio aveva esplicitato. Regnò allora il silenzio, mentre il grande dipinto alle spalle di Balthor apparve come prender vita; una sorta di illusione ottica generata dalla luce che danzava all'interno della grande sala. Nessuno osava prendere la parola, inconsciamente si attendeva che fosse un altro ad esporsi, forse col timore che ogni parola potesse essere utilizzata contro chi osasse aprire bocca.
Akamai si schiarì la voce poi si mosse in direzione dei bimbi e del lupo: - Iggi è il portatore del Cristallo della Pace, miei Signori. Egli è stato il fulcro del Rito della Purificazione mentre la Sacra Ruota era convocata. Per questo forse si è generato un ulteriore cambiamento vibrazionale nella Griglia Cristallina. Se possiamo contare sull'intercessione del Sommo Moota... sia fatta allora la Sua Volontà -.

© claudine2007

postato da: claudine2007 alle ore 17:51 | link | commenti (25)
categorie: letteratura, il cristallo della pace romanzo
giovedì, 14 maggio 2009

Fiera Internazionale del Libro a Torino

XXII FIERA INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO LINGOTTO FIERE

 

Domenica 17 maggio 2009

dalle 14:00 alle 15:30 presenterò i miei romanzi
ed un paio di sorprese...
presso  SENECA Edizioni  Stand E09 - Padiglione 1

 

dalle 16:00 alle 17:00
presso  MACRO GRUPPO EDITORIALE  Stand B48 - Padiglione 1
la fumettista Michela Salotti presenterà la collana di fiabe illustrate per bambini "I Piccoli Illuminati"
io ho contribuito a scrivere la fiaba "I 4 Elementi"

http://www.macroedizioni.it/autori/michela-salotti.php


Con la Macro Edizioni Michela ed io pubblicheremo la versione illusatrata del mio romanzo

Il Kumihimo del Sole      :o)

 Intervista a Michela Salotti:   http://www.delirio.net/default.asp?id=331

Per ordinare le fiabe della collana "I Piccoli Illuminati":   http://www.macroedizioni.it/autori/michela-salotti.php

 

Per chi di voi avesse in programma una visita alla Fiera... sarà un'occasione per incontrarsi!